INTERVISTA A PIERGIORGIO GALLIZIO

di Sandro Ricaldone

 

PG - Allora, dicevo, mio padre ha conosciuto Jorn nel '55 o nel '56, adesso esattamente la data non la ricordo... l'ha conosciuto ad Albisola. Perché mio padre era andato giù, era stato invitato da dei ceramisti di Albisola. Questi ceramisti erano venuti ad Alba a fare una mostra... Adesso non faccio tutta la storia di mio padre che ha conosciuto Simondo, perché se no ... comunque mio padre Simondo l'aveva conosciuto a Milano (1), poi Simondo è venuto ad abitare qui, Simondo dipinge, mio padre guarda, cominciano a discutere, a mio padre viene questa voglia, stimolato da Simondo il quale teorizzava che l'arte era alla portata di tutti, che bastava dare gli strumenti per esprimersi... quindi mio padre, anche in polemica con certi ambienti di Alba, ha cominciato a dipingere, poi la storia - diciamo così - è degenerata... Allora: nel periodo in cui mio padre e Simondo cominciavano a lavorare assieme, capita ad Alba un gruppo di ceramisti di Albisola, per una mostra al Circolo Sociale. Fanno amicizia e per l'estate organizzano una mostra di Simondo e mio padre in una pizzeria che c'era laggiù. . Mio padre e Jorn si sono conosciuti in quell'occasione, in modo abbastanza provocatorio perché... il "Florian" di Albisola, il locale dove esponevano gli artisti bravi, quotati, era il Bar Testa, tutti gli altri nei caffè minori... Mio padre aveva sentito parlare di Jorn e la cosa lo eccitava abbastanza, solo che Jorn si teneva un po' sulle sue e così una sera che lo ha visto, che gli hanno detto "quello è Jorn", mio padre, che era un tipo piuttosto aggressivo, è andato a sederglisi di fianco e gli ha detto: "Sei Jorn?" - "Sì" - "Io sono Gallizio". Intanto Jorn continuava a suonare il violino e allora mio padre ha avuto, non so, l'astuzia di prenderlo sull'archeologia, hanno cominciato a discorrere di quello e di lì hanno... si sono sciolti, c'è stato questo che penso sia stato addirittura un amore a prima vista perché dopo tre giorni Jorn lo ha invitato in studio, sopo una settimana era già qui ad Alba... penso che nel giro di due o tre mesi sia nata l'idea di questo movimento intorno al Laboratorio... non so se esistesse già a quei tempi il Movimento per una Bauhaus Immaginista o se sia stato creato allora...

SR - Per la verità risulterebbe che il M.I.B.I. sia stato fondato da Jorn già nel 1953, quindi due anni prima dell'incontro con Gallizio.

PG - Sì, nella mia memoria queste cose si accavallano un po'. E, niente, hanno costituito questo laboratorio. Jorn aveva già organizzato gli incontri Internazionali della Ceramica, come seconda manifestazione del M.I.B.I. si è tenuto nel '56, qui ad Alba, ilCongresso Mondiale degli Artisti Liberi. Anche in questo caso l'organizzatore principale è stato Jorn (l'organizzazione locale, logistica, la disponibilità degli spazi, i soldi, a questo avevano pensato Simondo e mio padre. Gli inviti però sono stati fatti da Jorn). Annessa al congresso c'era una mostra di ceramiche futuriste, esisteva questa stima, da parte loro, del movimento futurista... era una specie di recupero. Poi c'era una mostra dei pittori che avrebbero dovuto collaborare alle attività del laboratorio. Era, fra l'altro, la prima volta che venivano degli artisti dall'Est, due cecoslovacchi, arrivati non so come, con dei pasticci tremendi... il capitano dei Carabinieri riceveva dei fonogrammi dal Ministero dell'Interno. Eravamo nel clima della guerra fredda, due che arrivavano qui ad Alba dalla Cecoslovacchia, i Carabinieri chissà cosa potevano pensare. Questi due si chiamavano Rada e Kotik. Dalla Francia era venuto Wolman che rappresentava l'Internazionale Lettrista, dal Belgio Calonne, poi c'erano i tedeschi, Fischer, ma c'è tutto nei libri della Bandini... E poi il bello è stato che siamo andati lì, a vederli inaugurare questo laboratorio che, se proprio vogliamo storicizzare ha funzionato prima come laboratorio di esperienze immaginiste, poi come laboratorio sperimentale dell'Internazionale Situazionista, ma in pratica ha funzionato soprattutto come studio di mio padre. Sì, sì, arrivavano... capitava qui qualcuno, si fermava due o tre giorni, lavoravano insieme, ma era più un fiore all'occhiello dell'I.S. che una struttura effettivamente funzionante. Questo qui lo dico e qui lo nego... Sì, non so, Jorn veniva, stava due, tre giorni, ma era più per venire ad Alba, per parlare con mio padre... Jorn avrà fatto, in tutto, una ventina di quadri qui ad Alba, non molti, quindi. Chi si è fermato parecchio (cinque o sei mesi, mi pare) è stato Constant. Si era trovato un alloggio... però non è che lavorasse molto. Probabilmente aveva voglia di farsi un po' di vacanze in Italia. Poi con mio padre legava abbastanza e quindi... avevano ideato questa costruzione ipotetica, no?, della casa degli zingari... Mio padre aveva fatto una battaglia in Consiglio Comunale in favore del diritto di sosta dei nomadi. Alba è lungo una delle direttrici principali di transito degli zingari e mio padre ne aveva preso le parti un po' come fatto antropologico, come fato culturale, come potrebbe fare adesso Pannella per il Terzo Mondo. Così era venuta fuori quell'idea e Constant aveva fatto qualche maquette, qualche piccolo progetto su questa cosa. Jorn magari mandava un telegramma: "Arrivo". Poi a volte non arrivava, oppure veniva su con tutta la famiglia... per lui Alba funzionava anche come punto d'appoggio. Era un impulsivo, come mio padre. Fra loro ad un certo punto c'è stata una rottura... una rottura molto strana perché non hanno mai litigato. Mi pare, dopo che mio padre aveva esposto la "Caverna dell'Anti-Materia" o qualcosa del genere, che tornando indietro in treno Jorn gli abbia detto una cosa del tipo: "Ormai puoi fare la tua strada da solo, sei arrivato a un punto in cui puoi camminare con le tue gambe" eccetera. E non si sono più visti. Mia madre ha una teoria al riguardo, che Jorn fosse per qualche verso geloso di mio padre. Io non so, a quel tempo stavo a Roma, venivo per Natale, Ferragosto, avevo con la mia famiglia contatti estremamente sporadici. Ma ricordo che mio padre mi raccontava che Jorn gli aveva preannunciato più volte che lo avrebbe aiutato, instradato (no, non è la parola giusta), lo avrebbe avviato, sino a che si sarebbe accorto che lui poteva andare avanti da solo. Anche quando mio padre è morto Jorn non si è fatto vivo. E' stata proprio una rottura netta. Ma mentre con Debord mio padre aveva litigato, con Simondo aveva litigato, con Jorn c'è stata una specie di divorzio unilaterale, di cui mio padre soffriva perché per lui Jorn era un punto di riferimento fondamentale, lo citava di continuo.. negli appunti che scriveva lo nomina centinaia di volte. Probabilmente questa vicenda è coincisa con la nostra espulsione dall'Internazionale Situazionista. Jorn forse ci credeva ancora, so che continuava a finanziarla perché ne è uscito ufficialmente ma è rientrto sotto pseudonimo. E uscito come Asger Jorn ed è rientrato come George Killer.

SR - Me ne parlava, quest'estate, Maurice Wyckaert.

PG - Anche lui è stato qui ad Alba. Lo ricordo come una persona molto simpatica, espansiva. Lo rivedrei volentieri. E' stato comunque un bel sodalizio, quello fra Jorn e mio padre. Penso che sia giusto che sia terminato (o forse che sia finito nel momento giusto) perché avevano entrambi una personalità molto forte. Mio padre, anche lui, non pensiamo, era una bella lenza... era una specie di carro armato, dotato di un egoismo, mascherato da una generosità incredibile, che però lo rendeva capace di passar sopra a qualsiasi cosa per raggiungere gli obiettivi che si prefiggeva. Io penso che Jorn abbia intuito inteligentemente che era meglio lasciarsi con un bel ricordo piuttosto che litigando. E' una mia supposizione, comunque. I ricordi miei di Jorn sono splendidi. Avevo ventitre, ventiquattro anni, per me Jorn arrivava da un altro pianeta, era l'artista, l'estroso, era l'imprevedibile... una personalità che bene o male ti affascinava. Adesso, forse, che ho cinquant'anni mi affascinerebbe forse meno anche per quella parte, per così dire, un po' infantile che hanno i nordici. Mi stupivano, allora, per come riuscivano a divertirsi con delle cose che a noi sembrerebbero di una banalità incredibile. Bastava un violino o una canzone, erano capaci di star su tutta una notte, impazzivano. Noi italiani siamo un pochino più scafati, in questo (naturalmente si tratta di nuovo di un'opinione del tutto personale). Comunque Jorn e mio padre hanno fatto, qui ad Alba, due o tre sedute, specie agli inizi del laboratorio, con questi dipinti, con queste resine che erano effimere in modo estremo, bastava metterle al sole perché si sciogliessero... era proprio il materiale così. Però il gioco lo facevano volentieri, in cortile, con i calderoni, la pece... Diverse volte ho assistito a questi giochi collettivi. Poi mio padre è stato un po' più preso dalla pittura e i rapporti con Jorn hanno assunto un carattere diverso, più organizzativo. C'era da preparare la Conferenza di Monaco, poi un'esposizione ad Amsterdam...

SR - Quella famosa del labirinto...

PG - Sì, che poi è andata a monte. E' stato allora che è stato espulso mio padre perché aveva accettato di esporre la "Caverna dell'Anti-Materia". Ma l'espulsione sarebbe comunque avvenuta lo stesso, perché a quel punto mio padre era ormai ammalato di pittura, la rivoluzione l'aveva per così dire già superata, cioè era attaccato a quel che faceva. Mentre due anni prima tirava la pittura industriale e la faceva a pezzi, la strappava, a quel punto se avesse dovuto incendiare la "Caverna dell'Anti-Materia", così, per fare un gesto, probabilmente non gli sarebbe più piaciuto, non sarebbe più riuscito. Era entrato nel meccanismo dell'artista, del pittore, in un ambito - se vogliamo - più tranquillo. Non so, posso raccontare ancora qualcuna delle provocazioni che facevano, come quando in treno da Monaco a Parigi (a Monaco c'era stata la Conferenza e mio padre aveva esposto da Van de Loo) passando da Ulm avevano deciso di lasciare un messaggio a Max Bill, un messaggio nello stile del naufrago, un messaggio d'insulti che poi, infilato in una bottiglia, hanno gettato sul marciapiede della stazione, ridendo come matti. A proposito di Debord, mi ricordo di una conferenza che avevamo fatto qui, alla "Famiglia Albese", un organismo tradizionale, che si occupava della tutela del dialetto e via dicendo. Ci siamo presentati davanti a un centinaio di persone con un registratore su cui per tutto il pomeriggio avevamo registrato la conferenza, l'abbiamo posato, l'abbiamo messo in funzione e siamo rimasti fermi per due ore e mezza mentre l'apparecchio parlava dicendo cose che probabilmente per il pubblico erano completamente incomprensibili, non so, la deriva situazionista... Cera un'atmosfera di gelo, anch'io mi sentivo a disagio. Mio padre probabilmente si divertiva, Debord si divertiva al massimo perché questo era il suo stile e Simondo anche, abbastanza. Nessuno osava dir niente. Oggi qualcuno si alzerebbe a gridare "scemo, scemo!", invece stavano lì, passivi, senza reazioni. Alla fine ci sono stati anche degli applausi...

 

(registrazione effettuata ad Alba il 24/3/1984)

 

 

Nota:

       1) - Secondo la testimonianza di Simondo l'incontro è invece avvenuto ad Alba, dove si era recato per tenere una conferenza sull'Espressionismo.

 

 

 

 

 

 

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